lunedì 9 novembre 2009

Nemico pubblico - recensione

John Dillinger è un rapinatore di banche durante la grande depressione. È audace, affascinante, irraggiungibile e amato dalle folle. Rapina mille banche, evade da mille carceri e conquista mille donne, il tutto con una facilità imbarazzante. Rottisi le balle di questa situazione, gli Stati Uniti gli gettano alle calcagna niente meno che la neonata polizia federale, creata appositamente per contrastare i criminali che la fanno franca sfruttando il più famoso bug del sistema statunitense, ovvero l'attraversamento dei confini statali. Come Boe & Luke. È pazzesca questa cosa.

La trama ricalca la vera storia del protagonista, narrativamente c’è molta poca cinematografizzazione (questa mi sa che sul vocabolario non c’è, ma la prossima volta che gioco all’impiccato la sparo dentro di sicuro), molto poco sottobosco e molta poca retorica.
Si potrebbe dire che, dopo un momento introduttivo, sia tutto un corri corri spara spara fino alla conclusione.

Più che sulla trama, l’attenzione è calcata su regia, fotografia e resa dell’ambientazione, tutte a mio parere di grande effetto.

Tra gli elementi che ho trovato particolarmente piacevoli in questo film c'è la sobrietà dei personaggi, primo fra tutti Johnny Depp, che ha le stesse iniziali di Dillinger e che finalmente non infila contaminazioni alla Jack Sparrow.
Del protagonista è da apprezzare anche l’assenza di quasi ogni romanticità, eroizzazione in stile Robin Hood e adesione a qualche cavolo di improbabile ideale.
Anche i goodfellas amichetti del protagonista non sono stereotipati e sfaccettati puffescamente come temevo fossero. In realtà non è che lo temevo, è che oramao lo si dà quasi per scontato senza nemmeno rendersene conto.
Forse i personaggi peggiori sono i poliziotti, un po’ nello stereotipo dell’incapace in stile cartoni di Lupin, ma con più brutalità.
Come ogni Lupin che si rispetti, anche Dillinger ha il suo Zenigata, niente meno che un Christian Bale Batman in borghese, decisamente più Ispettore Javert che Ispettore Zazzà.
La più marcata retoricità come sempre è dedicata alla donzella di turno, che l’affascinante criminale porta in giro per gli States. Personaggio secondo me un po’ forzato e “non filologico” per dirla alla rievocatore, d’altra parte è impossibile fare un film, soprattutto con Johnny Depp, senza la storia d’ammòre.

Ma il vero protagonista del film è il mitra Thompson! In assoluto il personaggio con più spazio, dalle sparatorie lunghissime e compulsive alla manutenzione e pimpaggio.

La fotografia spacca, in particolare le botte vintage e i passaggi in camera a mano. Mmm, mi sa che questo in realtà dividerà le opinioni, io ho apprezzato.
Come accennavo, gran parte del film è sparato, c’è un’insistenza pazzesca sulle scene di crivellamento che Joker sicuramente avrebbe girato allo stesso modo. Minuti e minuti di rattatatà e di bossoli tintinnanti sull’asfalto. Figata eh, ma dopo un po’ fa un effetto lievemente capodannesco.

L’ambientazione è resa molto bene, immersione totale negli anni '30 con grande attenzione a oggetti e vestiti, studiati e mostrati spesso nei dettagli. Il tutto affogato in una gran bella colonna sonora.

Un film carino e particolare, anche se personalmente preferisco avere una trama da analizzare (o deridere), piuttosto che soluzioni tecniche. Non sono mica un vero cinefilo. Neanche mi piacciono i pop corn.

Ricorderete questo come il giorno in cui avete quasi catturato John Dillinger!

Voto: 7 emmezzo

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