lunedì 25 luglio 2011

Il profumo del mosto selvatico - recensione

Quattro passi tra le nuvole è decisamente tra i miei film preferiti. L'idea di un remake mi terrificava. L'idea di un remake in versione statunitense popolava i miei incubi. L'idea di un remake in versione statunitense con Keanu Reeves terrificava anche i miei incubi.

Al contrario delle torbide aspettative il film fila via liscio e accettabile per gran parte del tempo, soprattutto ho apprezzato il ritmo e i toni, un po' d'altri tempi.
Ma proprio mentre pensi che tutto sommato gli operai del triacetato di cellulosa stiano facendo un buon lavoro inizia la tragedia. Siamo a circa tre quarti della pellicola, tutta la concettualità del film originale si trasforma in carnalità, tutta la geniale ottica sulla realtà matrimoniale diventa pura e ridicola banalità. Tutto si semplifica, e si rimuove l'invito alla riflessione.

Ok, tutte cose che potrebbero infastidire solo i fan di Quattro passi tra nel nuvole. Ovvia, niente di grave. Ma perché limitarsi?? Giustamente i creatori del remake hanno deciso di recuperare e negli ultimi dieci minuti hanno sparato le peggio gigaminchiate concepibili da menti umane riuscendo a infastidire ogni singolo primate dal pollice opponibile.

Dico solo fiaccola che cade e vigneti che prendono fuoco come se fossero imbevuti di benzina. E relative colline che sembrano bombardate col napalm. E finale di una scontatezza che trafigge il cuore.

Sorvolando sulla scarsa bucolicità degli sceneggiatori che evidentemente non hanno mai cercato di bruciare una vigna, o una qualsiasi altra pianta verde, il tutto resta inaccettabile.

Ma cacchio, sarà pure stata la scena più costosa del film.. cosa diavolo gli è venuto in mente??

Voto: 4 (passi fuori dai maroni)

1 commento:

  1. Ehm, io ne avrei trovato un altro di errore: il prete del villaggio deve benedire il vino novello, che un paio di giorni dopo la vendemmia non solo è già fermentato, ma è addirittura già stato imbottigliato! Qui avrebbe riso anche Don Camillo!

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